Giù le maschere – Parliamo del Macello
28 aprile 2015 alle 19:31

giù_le_maschere_CSOA-MolinoÈ fin troppo facile parlare del CS()A il Molino, oggi al Macello a Lugano, e imbattersi in curiose manifestazioni di doppiopensiero orwelliano. La città, che ha buttato per anni i soldi dalla finestra per fare felici alcuni ricchi signorotti privilegiati, che ha rinunciato a far pagare le tasse ai più abbienti e che ha sanato gli abusi edilizi dei soliti noti, ora si trova sull’orlo della bancarotta. E cosa fa? Attacca i cattivissimi molinari, evidentemente causa primaria della crisi finanziarie globali e della fuga dei capitali evasi da Lugano.

Osservo le vicissitudini del Macello solo dall’esterno e ne parlo come comune cittadino del luganese. E come tanti cittadini dico: ho sempre ammirato l’attivismo e le attività dei molinari, il loro afflato idealista, l’accoglienza per tanti giovani ed emerginati. Ho sempre avuto grande gioia sapendo della loro presenza. Il Macello è un luogo aperto e libero, nel senso della possibilità di esprimere idee e attività altre. Mantenere vivo un luogo di questo tipo pretende impegno, costanza, unità e umiltà.

Ma evidentemente un luogo così dà fastidio. L’alternativa è vista come nemico da abbattere invece che come ricchezza democratica. Il CS()A propone una visione politica e sociale schierata e ha il coraggio di dirlo. È un’alternativa politica che non promette sostegni elettorali e forse per questo dà così tanto fastidio. Loro non sono un partito, e per fortuna! Garantire loro degli spazi per sviluppare la loro proposta è un gesto di mantenimento della democrazia.

E poi, non giriamoci intorno: come mai quei partiti che vedono di cattivo occhio gli autonomisti del Macello sono proprio quelli che pigliano laute donazioni (segrete, ça va sans dire) e hanno fra le loro élites signori che economicamente in Ticino sono sempre ai primi posti? Perché proprio quei partiti attaccano l’autogestione, che fa virtù della parsimonia, dell’attenzione alle risorse del nostro mondo e del rifiuto del soldo come grimaldello per qualsiasi comodità sociale?

Non c’è giorno che passi in cui i borghesi a Lugano non affermino la diversità dei molinari. Li definiscono come debosciati e parassiti. Ma che errore, che pregiudizi, che pochezza di analisi. Una brutta emanazione di una visione informe e monocolore, una visione che, forse fa bene a tutti ricordarlo, ha portato alle crisi finanziarie peggiori della Storia contemporanea.

Sarebbe ora di fare come le città Europee degne di questo nome e riconoscere l’importanza culturale di posti liberi come il CS()A. Sono emanazione di una società ricca di strati e differenze, espressione di realtà di base di cui la politica troppo spesso si dimentica.

Disegno di Timothy Hofmann, testo di Filippo Contarini

L’articolo è circolato su FB


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