Riflessioni sull’egoismo
2 ottobre 2016 alle 16:02

Vi propongo una riflessione leggera, mettendo assieme qualche notizia letta negli ultimi mesi su internet.
A)    Maggio 2016, dal sito 20min.ch, che riprendeva il Dailymail, scopro che una ventiseienne da Dublino voleva farsi sterilizzare, tale Holly Brockwell. Ha chiesto che fosse il servizio medico nazionale a pagarle le spese, ma l’ospedale pubblico le aveva opposto un secco no. Il suo medico sosteneva che era troppo giovane per pensare a una scelta di quel tipo. La giovane ha aperto un grosso dibattito a livello sovranazionale e alla fine è stata operata. Il pubblico ha avuto talvolta toni feroci: stava violando un presunto diritto ad avere nipoti dei suoi genitori, addirittura stava esercitando una sorta di negazione dell’esistenza non volendo bambini. Se proprio, avrebbe dovuto vivere senza sesso se non avesse voluto averne. Ma la critica che più mi ha colpito è “you’re selfish”, sei egoista.
B)    Giugno 2016: il critico Vittorio Sgarbi su Giornale definisce così il gesto del governatore pugliese Nichi Vendola, che ha adottato un bambino nato attraverso una madre surrogata: “Ho visto, in modo esclusivo, perfino drammatico, l’amore egoistico, il desiderio di possesso, più ancora che la protezione del bambino. […] la concentrazione ossessiva e infantile di chi stringe una cosa che non è sua.”
C)    Apriamo wikipedia e andiamo alla voce “aborto”. Troviamo che “alcuni antiabortisti sostengono che alcune donne ricorrano all’aborto come pratica contraccettiva e che le motivazioni che spingono a tale scelta siano, di fatto, frutto di egoismo”.
Riassumendo: esempio A lo Stato decide che la donna non può non avere un figlio, sennò è egoista. B la società dice che i gay non devono avere figli, sennò sono egoisti. C la Chiesa impone di non rinunciare al figlio, sennò si è egoisti.
Potrei continuare per ore a tirare fuori esempi legati alla figliazione dove il giudizio di una parte della società dirà che l’atto dell’avere – o del non avere – figli può essere un atto egoista. Ed è normale che sia così. Il rapporto di figliazione è un atto d’amore.
L’amore è altruista e egoista al momento stesso. È un paradosso. Rispondete alla domanda: amare significa rendere felice l’altro o significa essere felici perché si è reso felice l’altro? Rendere felice l’altro, ma soffrendo, è amore o coglionismo? Non c’è una risposta univoca.
Il problema del paradosso dell’amore legato ai tre esempi fatti qua sopra sta nei risvolti sociali-giuridico-famigliari che vengono provocati quando è un’istituzione a prendere posizione per uno dei due lati del paradosso. L’istituzione più violenta, chiaramente, è la religione.
La religione tende ad associare all’atto della figliazione, e con essa al nostro corpo, una finalità trascendente. A suo dire non si vive per vivere, ma si vive per procreare, la procreazione sarebbe parte del disegno divino e darebbe senso all’esistente. Vivo, quindi figlio. E quindi: chi abortisce è egoista, pensa solo vivere, ma non al futuro della specie. È facile portare poi questo ragionamento, incastonato nella nostra cultura bigotta, a molti pensieri. Chi non vuole avere figli: non sta nel project. Per non parlare del gay: quello sarebbe talmente esterno all’impostazione iniziale, contro natura, che gli si nega persino la possibilità stessa di partecipare all’esercizio dell’amore.
Io sono convinto che il libero pensatore, coltivatore dell’arte del dubbio, debba ribellarsi alle storie finalistiche, alla trascendenza, all’idea che serviamo a qualcosa. La retorica del giudizio preconcetto sull’egoismo è uno dei punti su cui lavorare. Non possono piacerci società con progetti preconfezionati di regolazione della vita umana. Queste istituzioni totali colpevolizzano chi, nel terribile paradosso dell’amore, fa una scelta che sente giusta per sé. Certo, il rischio di finire in un vortice nichilista è alto. Ma qua sta proprio il grande valore del libero pensiero: il dibattito reciproco sui dubbi della vita che riesce a issarci via da quel vortice che una scelta difficile come decidere di avere un figlio, e amarlo, può portarci.
Nessuno di noi saprà mai veramente dove nel suo cuore inizia l’altruismo e finisce l’egoismo. Bisogna quindi ribellarsi a chi, libri sacri alla mano, decide per noi.

Filippo Contarini (l’articolo apparirà sul periodico Libero Pensiero no. 10-11-12/2016)


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