Per un’idea di democrazia: se l’iniziativa UDC scardina i principi dello Stato di diritto
19 Febbraio 2016 alle 9:46

Anni fa, frequentavo un corso universitario‎. Facoltà di diritto.

Chiesi in classe alla professoressa di diritti umani se l’iniziativa sull’espulsione dei criminali stranieri non fosse troppo pesante. Talmente pesante da essere parificabile a una cosiddetta revisione totale della costituzione. Non era, insomma, solo un articoletto innocuo in mezzo a mille paragrafi costituzionali.

Cosa sarebbe cambiato, concretamente: con la revisione totale si deve rivotare anche il parlamento, non solo l’articoletto. Perché quando si mette in discussione l’ordinamento bisogna cambiare anche le istituzioni, altrimenti sarebbe troppo contraddittorio.

Mi presero per pazzo.

Io dicevo questo: se eliminiamo il principio di proporzionalità in modo pregiudiziale per la vita intera di una fetta di cittadini stiamo facendo una violenza talmente feroce al nostro sistema giuridico che è messo in discussione un pilastro fondamentale della convivenza costituzionale. E come dicono sempre i professori: una modifica totale della costituzione c’è anche cambiando un solo articolo, se quello cambia tutto.

Purtroppo spesso i professori scrivono cose sperando che nessuno le legga. Danno fiato ai polmoni e inchiostro alle penne, ma non credono nemmeno loro a quello che scrivono. Spesso stan fermi a guardare dalla finestra.

In realtà non ero pazzo, ma realista. La mia domanda era certo una provocazione, ma rimango convinto della correttezza di porla, anche se estrema. E rimango ancora basito di fronte all’ignavia del mondo giuridico di fronte a quell’iniziativa, che il popolo approvò. Erano rimasti quasi tutti impassibili, nonostante l’iniziativa chiedesse già allora esattamente quello che l’UDC chiede oggi. Il silenzio, anche di fronte ai germi di antiche formule fasciste che venivano piantate nella comunicazione sociale.

Oggi almeno i professori hanno finalmente capito che quei germi vanno abbattuti. Seppur col treno del latte, alla fine sono arrivati anche loro. In una lettera aperta del 14 gennaio 2016 hanno scritto che l’iniziativa UDC “mette in pericolo l’ordinamento giuridico svizzero”, che “vengono scardinati i principi costituzionali che garantiscono lo Stato di diritto”. Concludono con una frase importante: “una democrazia che sia anche uno Stato di diritto non è un’ovvietà e deve quindi essere difesa”.

Il principio di proporzionalità non può essere messo in discussione. O meglio: si sappia che se lo si fa, si cambiano le fondamenta del nostro Stato. Come ben scrive Seibt su tagesanzeiger.ch lo scorso 11 febbraio, è proprio l’idea di avere due sistemi giuridici diversi unicamente a dipendenza del passaporto a mettere in crisi il nostro ordinamento. La cittadinanza nello Stato moderno, liberale, occidentale, civilizzato, è prima di tutto uguaglianza. Le rivoluzioni ottocentesche, ma anche l’opposizione ai regimi fascisti, puntavano proprio a questo.

Di nuovo nel 2015 bisogna ribadire questo punto cardine, centrale in tutto e per tutto. E proprio i giuristi, sempre pronti a difendere la santa applicazione delle leggi qualsiasi cosa esse dicano, hanno il ruolo sociale di ricordarlo. Perché se la legalità è emanazione del liberalismo, anche la proporzionalità di fronte all’intera vita di un essere umano lo è.

Siamo democratici e civili, votiamo NO all’iniziativa di attuazione UDC.

F.C.


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