Norman, il buonismo fa crescere il razzismo?
20 Luglio 2016 alle 8:13

Un mio amico mi ha fatto leggere il blog di Norman, vais.ch. C’era l’ultimo suo articolo, il tema è l’attentato di Nizza, dove una nostra concittadina ha perso drammaticamente la vita e che ci ha tutti scaraventati in un lutto profondo, di vicinanza alla nostra gente.

Tutto mi sarei aspettato, meno di vedere un ministro strumentalizzare un atto così orribile.

A Nizza, dalle informazioni date dal procuratore francese, un uomo che mangiava maiale, che beveva alcool e che aveva rapporti omosessuali, ha massacrato più di 80 persone con un camion. Si è richiamato allo Stato Islamico. E sembra che lo Stato Islamico abbia rivendicato il fatto.

Io sono un Libero pensatore, sono una persona antireligiosa e un attivista per i diritti civili, dunque nessuno mai su questa Terra potrà dirmi che io difendo gli islamisti o il cosiddetto Stato Islamico. Ma sono anche una persona che non accetta le cose solo perchè qualcuno le racconta nel modo che preferisce. E scusatemi se vorrei che il nostro ministro delle Istituzioni parlasse con un po’ di senso critico, e non come se fosse un hooligan allo stadio.

La frase più becera del Norman nel suo articolo è che “il buonismo genera razzismo”. Ecco, questa è una puttanata. È introdotta da un titolino subdolo “ancora un mussulmano, un caso?”

Siamo di fronte a un modo di pensare, di schierarsi, di agire, che non fa bene a nessuno, men che meno alla nostra sicurezza. Il Norman è un militare dentro e pensa solo in termini di nemico/amico. Il nemico, negli atteggiamenti come il suo, però non è chi ti attacca, ma è colui che tu decidi deve essere tuo nemico. È un nemico costruito. È il nemico che Gobbi vuole che sia un nemico. È chiaro che la Lega, che scava nelle viscere della guerra santa, decide che il mussulmano è nemico a prescindere e quindi fa in modo di far finire tutto nel suo calderone. L’articolo inizia con una tirata contro i mussulmani (sunniti? sciiti? Boh) e se ne frega delle condizioni materiali degli atti.

Quello che pare invece evidente è che l’attentatore di Nizza, come quello di Orlando fra l’altro, di mussulmano aveva ben poco. E la rivendicazione dello Stato islamico appare del tutto strumentale, solo funzionale alla comunicazione massmediatica odierna, che alimenta queste situazioni di delirio omicida.

Leggere le esternazioni di Gobbi in questa fase mi fanno ricordare il tonno che finisce da solo nella rete: con i suoi discorsi forfettari, con la sua accusa al buonismo e il suo sproloquio sui nostri giudici svizzeri, alimenta l’odio, e quindi il razzismo. Mentre quello che andrebbe fatto è ragionare e agire sul modo di leggere e sentire il mondo da noi, lavorare sulla cultura, e fare in modo che le reti di supporto insite in ogni comunità agiscano in modo preventivo contro questi allucinati omicidi.

Gobbi non accenna a un minimo di analisi su come funzionino i meccanismi di convincimento su questa gente (in genere disperati e repressi) che massacra noi cittadini per chissà quali assurdi motivi di vendetta per la loro misera esistenza. Non lavora sui motivi della caduta dell’inibizione alla furia omicida, come saltò nei luoghi dei genocidi pochi anni fa. Non spiega nemmeno che la propaganda del cosiddetto Stato islamico vuole rivendicare questi attentati proprio per avere un irrigidimento delle nostre istituzioni, per aizzare così ancora più disperati a farsi saltare in aria.

Noi tutti siamo choccati da quello che sta succedendo. Quando sono stati uccisi i redattori di Charlie hebdo erano gli atei satiristi sotto attacco, non esponenti di un partito filoreligioso quale è la Lega. Eravamo noi. E noi abbiamo paura, non ce lo si dimentichi. Quindi Gobbi la smetta di considerarci tutti coglioni e buonisti perchè no, non lo siamo. Siamo in pericolo anche noi di fronte a questi soggetti e ne siam ben coscienti, non per questo entriamo dritti nella rete dei tonni!

Ma soprattutto la smetta di alimentare il fuoco del pregiudizio, del far pensare che ci sia veramente una guerra di religione in atto. La politica non è giornalismo, la politica è la guida del popolo, il giornalismo è gossip. È tutto dannatamente più complesso rispetto alla narrazione dei siti online, e Gobbi con le sue parole facili facili non sta facendo del bene al Paese.

Filippo Contarini

Pubblicato su gas.social il 20 luglio 2016


Categoria: news, rassegna stampa
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