Macello: reato di lesa maestà?
29 luglio 2018 alle 3:06

Mi si permetta di dire la mia sul Macello a Lugano. Sapete, io sono abituato alla vita al nord del Gottardo, e mi imbarazza sentire alcune prese di posizione dei politici della città-per-vecchi sul Ceresio. La capogruppo dei liberali sostiene addirittura che “il macello deve essere restituito ai luganesi”. Al nord su una frase così si farebbero grasse risate. Parole avvocatesche calate dall’alto, da accogliere con una sonora pernacchia.
Quando sei Oltregottardo parlare di autogestione è parlare di un modo di fare società. Le città non solo danno spazi per queste attività, ma le incentivano, perchè la città stessa è un bene comune, non certo cosa privata. Non a caso a Lucerna un referendum ha sancito che la popolazione vuole “i molinari”, e li vuole in centro! Nessuno oserebbe nemmeno da lontano parlare di “restituire” qualcosa, nemmeno quando si sta trattando su uno spostamento degli spazi di utilizzo.
Come sa chi mi legge, mi capita raramente di scendere a Lugano. E se la sera se voglio uscire la domanda che mi pongo è sempre la stessa: dove andare senza essere attorniato di gente che sniffa di coca o senza essere massacrato da prezzi insostenibili? Dove trovare musica attuale, cultura e persone calorose?
La risposta è abbastanza ovvia: al Macello.
Se vai al Macello – anche di giorno – anzitutto hai tante generazioni mescolate. Hai gente che non ti giudica per come sei vestito/a. Hai richiami a cose importanti (fight sexism, fight racism, fight capitalism), non è solo consumo-sballo-noia.  Hai tantissimi e tantissime giovani che sanno di trovare uno spazio aperto. Io, che notoriamente non sono un molinaro, semplicemente sono ad esempio andato a sbirciare il programma culturale. Mi sono chiesto una cosa che in pochi si chiedono: cosa fanno? Cosa dicono? Che messaggi accolgono e inviano?
Lo sapevi che quando entri al Macello a sinistra hai la biblioteca? Aspetta, te lo ripeto: una biblioteca. Con libri ottimi, tanti li abbiamo anche noi all’istituto di scienze sociali e giuridiche all’università di Lucerna. Sopra c’è la grande sala, per discutere, ma anche per concerti più intimi. Ho visto un concerto queer al Macello. Ma forse nemmeno sai cosa significa queer, eppure il pride a inizio giugno dovrebbe aver lasciato il segno. Fuori a destra la grande sala per concerti, sempre bella musica.
Il vero delitto dei molinari è che invece di ubriacarsi di Lorella Cuccarini al Rabadan pagando 45 franchi per entrarci, propongono cultura d’attualità, impegnata, profonda. Spesso c’è pure il cinema. Certo, lì i blockbuster holliwoodiani non sfondano. Ma per arrivare a Berlino Chatrian ha mostrato quei film? Insomma: siamo in chiaro di cosa si parla, quando si parla di cultura? Avete mai notato che al Macello invitano ospiti da un po’ tutta Europa? Sentire un po’ cosa hanno da dire dal resto del mondo evidentemente non basta.
No, loro devono “restituire” il Macello ai luganesi… evidentemente i liberali preferiscono che sia la televisione a portarci le opinioni in casa, evviva la democrazia!
Incriticabili? Non penso, anche gli autogestiti hanno i loro difetti. Nemmeno a me il loro sistema decisionale piace, io sono contrario alle decisioni prese all’unanimità, ritengo poco democratico il diritto di veto del singolo. Se però vi voleste informare un po’ (poco neh!) di Storia svizzera, scoprireste che la nostra democrazia nasce proprio dal diritto di veto. Quindi se c’è qualcuno che incarna la cultura svizzera, questi sono i molinari. Non basta: a differenza mia e tua, loro fanno riunioni e parlano fra loro anche delle critiche, non solo quelle che arrivano da fuori, ma anche quelle che vanno fatte guardandosi negli occhi con sincerità. Si chiama autogestione, bellezza! E questo loro bellissimo aspetto nelle discussioni sulla stampa non esce mai. Si mistifica.
Quando vado al Macello mi sento protetto. Anche quando ci vado a ballare. Una cosa che non è mai successa in una discoteca del centro. Mi sento protetto perchè so che quello è uno spazio aperto, di tutti, grazie agli autogestiti. Perchè fare cultura non significa spendere milioni, significa piuttosto costruire ponti per avviare dialoghi, per mettersi in discussione. Che può significare spendere soldi, ma non c’è un nesso di causalità fra le due cose.
Restituite voi la città ai cittadini, cari liberali! La avete mai vista Lugano dall’alto? Voi avete permesso che venisse stuprata con le vostre speculazioni edilizie decennali. Voi dovete restituire una Lugano piegata dal traffico, che ha il sistema di corsie ciclabili e di mezzi pubblici peggiore della Svizzera. Che ha dimenticato cosa siano i beni comuni. Che ha usato gli eventi pubblici per meri scopi elettorali. Voi dovete restituire a Lugano una morale pubblica fatta a pezzi dalla logica delle banche che accoglievano soldi sporchi.
Ma forse il problema del Macello è quello, non vivere tutto in base ai soldi. Reato di lesa maestà?

Filippo Contarini, Lucerna

pubblicato su www.ticinotoday.ch il 2 luglio 2018


Categoria: news, rassegna stampa
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