Il fallimento dell’austerità
10 luglio 2015 alle 21:07

Trovo grazie a repubblica.it un documento pubblicato da Piketty ed accoliti su Avaaz. Mi pare importante ripubblicarlo qua.

Le politiche di asuterità che l’Europa sta imponendo alla Grecia sembrano non avere fine e soprattutto non stanno funzionando. E ora la Grecia ha detto a gran voce “no”, basta.

Come previsto da molti, le richieste finanziarie europee hanno schiacciato l’economia greca, portato a una massiccia disoccupazione e al collasso del sistema bancario, rendendo inoltre la crisi del debito estero ancora più acuta, portandolo a un impagabile 175% del PIL. L’economia ora è a pezzi, le entrate fiscali in caduta libera, la produzione e l’occupazione in calo e le aziende non hanno più capitali.

Il contraccolpo dal punto di vista sociale e umano è stato colossale: il 40% dei bambini vive oggi in povertà, la mortalità infantile è alle stelle e la disoccupazione giovanile è ormai al 50%. La corruzione, l’evasione fiscale e gli errori contabili dei precedenti governi greci hanno contribuito a creare il problema del debito. Ma la Grecia oggi ha adempiuto alle richieste dell’appello al’austerità di Angela Merkel: il taglio dei salari, della spesa pubblica, delle pensioni, le privatizzazioni, la deregolamentazione, l’aumento delle tasse.

Negli ultimi anni la serie dei cosid­detti pro­grammi di aggiu­sta­mento imposti alla Gre­cia e ad altri Paesi è ser­vita solo a generare una Grande Depres­sione come non si vedeva in Europa dal 1929–1933.

La medi­cina del Mini­stero delle Finanze tede­sco e di Bru­xel­les ha dis­san­guato il paziente, invece di curare la malattia.

Esor­tiamo la Can­cel­liera Angela Mer­kel e la troika a pren­dere in con­si­de­ra­zione un cambiamento di rotta per evi­tare ulte­riori cata­strofi e permettere alla Gre­cia di rima­nere nell’euro.

Si è chiesto al governo greco di puntarsi una pistola alla tempia e premere il grilletto.

Ma quel pro­iet­tile non ucci­derà solo il futuro della Gre­cia in Europa. Il danno col­la­te­rale ricadrà su tutta la zona euro impedendole di diventare un faro di spe­ranza, demo­cra­zia e pro­spe­rità, e potrebbe por­tare a con­se­guenze eco­no­mi­che profonde per tutto il mondo.

L’Europa unita fu fondata negli anni 50 sul con­dono dei debiti pre­gressi, in par­ti­co­lare della Ger­ma­nia, cosa che contribuì in modo enorme alla cre­scita eco­no­mica del dopo­guerra e alla pace. Oggi dobbiamo ristrut­tu­rare e ridurre il debito greco, dare respiro all’economia e con­sen­tire alla Gre­cia di pagare un debito ridotto e dilazionato nel tempo.

Questo è il momento per ripen­sa­re in forma più umana il pro­gramma puni­tivo e ormai fal­lito dell’austerità degli ultimi anni e per concordare su una forte ridu­zione dei debiti della Gre­cia unita alle riforme tanto neces­sa­rie a quel paese. Il nostro mes­sag­gio alla Can­cel­liera Mer­kel è chiaro: ci appelliamo a lei affinché prenda al più presto queste decisioni vitali per la Grecia, la Germania e il mondo intero.

La storia la ricorderà per le sue decisioni in questi giorni.

Ci aspettiamo e chiediamo che faccia al più presto queste scelte generose e coraggiose, che serviranno all’Europa per le generazioni a venire.

Tho­mas Piketty (Paris School of Eco­no­mics), Hei­ner Flas­sbeck (ex mini­stro delle finanze della Ger­ma­nia fede­rale), Jef­frey Sachs (Earth Insti­tute Colum­bia Uni­ver­sity), Dani Rodrik (Ford Foun­da­tion e Har­vard Ken­nedy School), Simon Wren-Lewis (Uni­ver­sity of Oxford)


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