I No TAV e gli hooligan
28 febbraio 2015 alle 13:37

Non sono un particolare sostenitore dei No TAV, per svariate ragioni di forma e di contenuto. Eppure quanta ragione ha l’antropologo Marco Aime in un suo articolo sul sito de “il Fatto Quotidiano”, quando nota l’assurdità dell’agire dello Stato nei confronti di questa Sinistra antagonista rispetto alle bestie del Feyenoord in azione lo scorso giorno a Roma.

Sono andato a vedere di persona i danni alla Barcaccia. È fatta di travertino, una pietra bianca tipica romana. I bordi sono finissimi. La osservi due secondi e capisci immediatamente che non è una roba che vedi spesso nella vita. Ecco, gli hooligan hanno pensato bene, nemmeno fossero scimmie, di prendere i fini bordi a bottigliate. Il danno è irreparabile.

Lo sdegno è stato immediato e globale. La gente ha cominciato a portare fiori al monumento, alcuni accompagnati da biglietti di indignazione. Perché, lo si voglia o no, quella fontana è nostra, è di tutti, trasmette un punto altissimo della cultura artistica europea. Anche per questi tifosi ignoranti, anche se non lo sanno. Ci ricorda da dove siamo passati per arrivare dove siamo oggi. Come avrebbe fatto l’Illuminismo a esprimere quel senso di libertà che ancora oggi ci pervade senza queste opere barocche di bellezza assoluta?

Torniamo al discorso di Marco Aime, comparando l’approccio dell’autorità nei confronti del calcio e nei confronti delle opposizioni sociali. Certo, difficilissimo avvicinare le due fattispecie. Da un lato gli anarchici e i centri sociali occupati, con i loro discorsi antistatali impegnati. Dall’altro gli hooligan, gente che nelle curve crea una sorta di società parallela con altri codici di condotta e altri criteri di convivenza “civile”. Luoghi in cui lo Stato non deve permettersi di entrare e che diventa antagonista da violentare se si permette di metterci il becco.

Per strani motivi autoreferenziali, per l’autorità l’anarchico dà più problemi dell’hooligan. Il primo istilla il tarlo del dubbio e crea coscienza civile, talvolta spaccando qualcosa. Il secondo spacca tutto e basta, ma non critica niente. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i primi, che lottano per evitare spreco di soldi e contaminazioni d’amianto, vengono condannati per terrorismo (!). I secondi, che spaccano patrimoni dell’UNESCO per il semplice motivo che si divertono come pazzi a farlo, sono condannati per danneggiamento e (forse) non potranno più andare allo stadio, bontà loro.

È più pericoloso un hooligan di un attivista No TAV. Ci sono motivi sociali per cui le curve diventano pentole a pressione di inciviltà. Ma lo Stato, che sembra sempre più concentrato ideologicamente a difendere gli interessi di pochi, è completamente impreparato a prevenire e ad affrontare queste nuove realtà di disagio. Forse ascoltando un po’ di più gli anarchici troverebbe strade migliori e ancora poco battute dove dirigersi.

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F.C., pubblicato su gas.social il 24.2.2015


Categoria: news, rassegna stampa
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