Grillo, Raggi e il Ticino (1a parte)
23 giugno 2016 alle 8:16

Ho letto il bell’articolo di Jacopo Scarinci sulla vittoria del Movimento 5 Stelle in Italia (http://gas.social/2016/06/22/lantipolitica-al-potere-che-risate/) e propongo una visione leggermente diversa, come dibattito. Le riflessioni mordi e fuggi ogni tanto sono nemiche della democrazia, mi permetterete quindi, ‘stavolta, di scrivere tanto.

La Raggi ha vinto a Roma con il Movimento 5 Stelle (M5S). Appendino ha vinto a Torino. Delle due la notizia più complessa e stupefacente è la seconda. Con due donne, il M5S si prende le due capitali d’Italia, quella monarchica e quella repubblicana. O quella operaia e quella politica, vedete voi. Avendo abitato a Roma per tre anni vorrei schiarirmi le idee con voi sulla Raggi, poi sul grillismo, per infine vedere se ci sono spazi per discutere possibili paragoni con il Ticino.

Raggi e Grillo

Nel 2013 Beppe Grillo fa partecipare il M5S alle elezioni nazionali. Unica persona conosciuta di quel partito: Beppe Grillo. Unico motivo per cui otto milioni e mezzo di italiani li votano, facendoli diventare il primo partito d’Italia: Beppe Grillo. Non si trattava di un signor nessuno: Grillo era un uomo di spettacolo che faceva critica politica sagace, avete in mente Crozza oggi? Ma era diverso da Crozza: era anche propositivo ed era talmente avverso alla politica del Paese che sin dal 1993 non è stato più trasmesso sulla TV italiana. Per il resto viveva nei teatri e nei palazzetti e ci raccontava gli intrallazzi del potere e l’arrivo della modernità digitale. Io come tanti miei concittadini lo ho visto ad esempio alla Resega e al Fevi. Grillo ci faceva sentire una politica italiana diversa, ci parlava dei temi e non solo delle persone. E si evolveva, da distruttore di computer divenne primo propagatore di Skype e negli anni 2000 il suo Blog fu dichiarato uno dei più influenti del mondo. Aspetta, lo ripeto: del mondo! Oggi usando Whatsapp e pensando a come comunichiamo fra noi viene da sorridere ripensando ai suoi spettacoli.

 Grillo era ambientalista, e questo piaceva considerando che i verdi in Italia son stati smaterializzati. Ma soprattutto se parlava di persone lo faceva in modo chiaro, mettendo i fatti sul tavolo: grafici, citazioni, video. Il Time Magazine lo elegge “eroe europeo del 2005”. Con la sua parodia sullo “psiconano” e i suoi racconti su Tronchetti Provera, Grillo era per tantissimi italiani uno dei pochi che contestava sul serio il berlusconismo come metodo. Sono fortemente convinto che, dopo l’alleanza Napolitano-PD-Berlusconi per sostenere Monti, una marea di gente di sinistra nel 2013 lo votò senza pensarci due volte. Il PD, nonostante avesse Bersani alla guida era ormai solo un partito popolare cattolico, di sinistra era già rimasto ben poco, la “cosa rossa” ormai disintegrata. La violenza con cui Franco Cordero attacca Napolitano è incredibile solo a ripensarci.

La fregatura del voto a Grillo purtroppo la si percepisce immediatamente: il M5S è molto più liquido di quello che si pensava. Chi lo aveva votato pensando di votare un partito classico si sbagliava. No, non era un partito di sinistra. Il comico comincia a solleticare la pancia anche a destra sui migranti e non solo a sinistra sull’ambiente, e per le elezioni europee si lascia andare a commenti para-xenofobi e molto più antieuropeisti: veleno per i socialdemocratici. Non a caso non gli va così bene. Alle elezioni europee il PD (che ha fatto gli 80 euro e che schiera anche gente chiaramente di sinistra, come Elly Schlein, senza però essere comunista come Tsipras) prende il 40%, il M5S perde rispetto alle nazionali. Ma questa pax dura poco.

Sono passati quasi due anni da quelle elezioni e qualcosa è cambiato: da un lato la stampa ha sdoganato i grillini e la loro nuova struttura di potere interno, dall’altro loro sono diventati un partito leggermente più trasparente. Mentre il PD sta cadendo violentemente sotto il peso delle sue gravissime contraddizioni interne. A Roma la politica mostra l’incapacità di governare la città, le organizzazioni criminali si fanno vedere agguerrite, il PD esplode. Nel frattempo il renzismo antisocialista massacra sindacati e tutele del lavoro e per tenere in piedi la maggioranza a livello nazionale fa il patto con il diavolo. L’ex grande alleato di Berlusconi, il banchiere fiorentino Verdini, entra in governo. Si va a destra compagni!

 I primi tronconi di sinistra (Civati, Schlein, Cofferati, Fassina solo per fare alcuni nomi) lasciano il PD. Parlando a Roma con la gente ho potuto toccare con mano la giravolta: cuochi, tassinari, avvocati, tutti vogliono il M5S e lo dicono ad alta voce. Ed era tutta gente che prima votava rosso, o perlomeno rosino! Il M5S diventa il partito della forma: fa solo discorsi basati sulla partecipazione e sull’onestà. Non discute quasi mai di contenuti e, se proprio succede, decide se schierarsi o astenersi (!) solo in base a quanto è conveniente in senso di scalata al potere. La dicotomia destra/sinistra non è più una scelta sincronica, ma diacronica: gli elettori di sinistra votano M5S al primo turno, quelli di destra al secondo.

 È sbagliato inquadrare il M5S solo nella piazza urlante. La piazza in Italia urla a prescindere da chi sta sul palco, urla sul serio. La disoccupazione è ben altro che nella florida Svizzera, l’inefficienza è spaventosa, la corruzione alle stelle, la sanità pubblica funziona a sprazzi. Con Grillo sentiamo l’accogliere della democrazia pura, forte, assordante nella sua fermezza. Ma, ribadisco, nessun elettore sa chi siano questi grillini. Com’è possibile allora che li votino? I motivi sono due: anzitutto tutti sanno chi sono i politici inaffidabili degli altri partiti, figli di tempi antichi. Secondo bisogna tornare a Grillo: lui ha una storia, ed è una storia di opposizione, di distanza, di censura, di temi, di contenuti, di studi. Il M5S senza Grillo è inesistente e per questo Grillo tende a far sapere con costanza alla stampa che lui controlla tutto quello che si fa. Noiliberals lo interpretiamo come dittatura, la gente ribalta la prospettiva e lo interpreta come garanzia. Chi sbaglia? Noi o loro?

Prendiamo i risultati: ancora nel 2014 Ignazio Marino, proposto da SEL, sostenuto dalle sezioni locali romane ex Pci, prendeva incredibili 512mila voti e diventava sindaco di Roma. Giachetti, una creazione di Rutelli proprio come Renzi, candidato del PD nel 2016 ne prende 320mila e paradossalmente riesce a ottenere maggioranze solo nei quartieri borghesi del centro. La Raggi prende la maggioranza in tutti gli altri quartieri. Il PD Rutelliano prende voti fra i pensionati benestanti, il M5S va a prenderli fra la gente. Di nuovo: ma questa Raggi chi è? Nessuno lo sa, non ha una storia politica, e a tutti va benissimo così. L’unica cosa che si sa è che ha fatto i primi anni di lavoro per Previti e per Sammarco, fratello di un avvocato di Berlusconi. Notizia orribile! E però non la intacca, c’è l’alone mitologico di Grillo che copre tutto: “se va bene a lui, allora non è corrotta da quell’ambiente”.

 I romani sono un popolo abituato agli intrallazzi, quando si vive a Roma si ha a che fare con gente scafata. 2000 anni di preti hanno abituato a tutto. Ma effettivamente in città si sono persi tutti i punti di riferimento. Non voglio in nessun modo fare analisi riduttive e definitive, ma mi sembra si possa delineare con chiarezza che una grande parte della gente della sinistra non vota più e non si impegna più in politica. Sono incredibilmente scoraggiati, delusi, si sono arresi. Grillo è stata l’unica vera alternativa nella storia recente d’Italia? No, c’erano altri, c’erano gli altermondialisti. Ma quell’alternativa è stata massacrata a più riprese. La sta massacrando Renzi: nel 2014 ha pubblicato vari articoli sulla stampa sulla sua idea di sinistra e oltre a parole di un vuoto cosmico come lo è il buco di una ciambella, si riusciva a trovare solo un velo di sciovinismo. Della ciambella nemmeno l’ombra! Ma la sinistra è tutto tranne nazionalità, la sinistra è internazionalista per definizione.

 Il popolo della sinistra racchiuso nel Genoa Social Forum al G8 di Genova fu brutalmente represso nel sangue, in un agguato di Stato difeso da tutte le istituzioni. La nostra analisi deve ripartire da lì. La sinistra in realtà, nonostante quello che dicono i risultati elettorali, nella gente c’è. Soprattutto fra i giovani adulti. Si tratta di una sinistra nuova, che va a prendere tutti i precari e i reietti, ormai centinaia di migliaia in Italia. Ma anche operai e pensionati che sanno che i loro diritti sono stati massacrati da manipolazioni del PD. Non votano la sinistra-sinistra perché sanno che i partiti comunisti, come diceva Guzzanti, sono corpuscoli che tendono a scindersi (un caso che la lista Tsipras sia esplosa due minuti dopo le elezioni, ringraziamo di cuore la santa Spinelli?). Sempre a Roma, nel 2015, quando bisognò scendere in piazza per far capire che il razzismo di Salvini non aveva niente da cercare in città la gente ha riempito le strade a dismisura! I centri sociali hanno smesso di litigare fra loro, le associazioni di base si sono unite, si sono espresse voci libere, impegnate e competenti. Quel qualcosa che si vedeva al G8 di Genova, massacrato dallo Stato nel 2001, si è ricominciato a vedere. E la reazione della stampa qual è stata? Hanno silenziato la manifestazione, non hanno dato i numeri dei partecipanti. Non bisogna far sapere che la sinistra c’è.

 In questi anni in Italia, a Roma in particolare, siamo stati messi di fronte a delle nuove espressioni di realtà democratica che hanno messo in crisi il principio di rappresentanza conosciuto fino ad oggi. La democrazia dei partiti non c’è più, ci sono nuove democrazie liquide. Ma non è vero che non ci sono idee che possano creare conglomerati forti! Da un lato abbiamo una caterva di elettori che vota una sconosciuta. Dall’altro lato una caterva di elettori che non vota, ma che si sente comunque politicamente attiva. Non sbagliano, né da una né dall’altra parte. Io sto in questo momento con quelli che non votano, ma si impegnano. Possiamo comunque dire che la solidarietà sociale non si riconosce più nel sistema attuale.

(fine prima parte)

Filippo Contarini

Pubblicato su gas.social il 23.06.2016


Categoria: news, rassegna stampa
Tags: ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *