Vogliamo parlare di adozioni?
10 giugno 2011 alle 14:38

Il 5 maggio scorso il Tribunale Federale ha deciso di non consentire l’adozione da parte di una donna lesbica congiunta in unione domestica registrata con la madre del bambino.

Nonostante il TF abbia negato l’adozione per motivi formali e non quindi per la cosa in sé, la situazione legale è abbastanza chiara: la Legge federale sulle unioni registrate, all’articolo 28, esclude esplicitamente l’adozione per i partner omosessuali registrati. IT certification
La CEDU in questo ambito non interviene in soccorso. È quindi la politica federale che si deve chinare sulla questione.

Come sappiamo la Svizzera, e con lei l’Europa, esce da secoli di egemonia cultural-religiosa sulla concezione dell’istituto “matrimonio”. Non l’amore, ma il rapporto formale e di filiazione sono stati dominanti per secoli sull’idea di famiglia. Si pensi, ad esempio, che i matrimoni erano combinati e che il divorzio era vietato, nonostante (come oggi) esistessero coppie sposate ormai distrutte. Perfino l’adozione eterosessuale, oggi considerata sacrosanta, ha faticato non poco a svilupparsi a causa di questa percezione monodirezionale della famiglia. Per discutere dell’adozione gay bisogna quindi secondo me partire dall’analisi del rapporto coniugale eterosessuale così come la società ed il diritto lo vivono oggi, nella vita reale e lontani da visioni preconcette.

Il matrimonio oggi è innanzitutto un fatto giuridico. In seconda battuta è una questione sociale ed infine una relazione personale. Per capire quest’affermazione bisogna fare un ragionamento all’inverso: si può sentirsi sposati senza aver contratto il matrimonio, ovvero senza aver messo una firma sul registro di stato civile, e senza che gli altri lo sappiano? Certo che sì. Esistono centinaia, migliaia di coppie che vivono una relazione fattualmente e sentimentalmente coniugale, nonostante ciò sia mantenuto nella loro sfera più intima. Questo succede anche per varie persone “sposate” nella fede, senza che un prete o un pastore lo abbia confermato e senza che gli altri lo sappiano.

Lo stesso può succedere per una coppia che vive pubblicamente la relazione “coniugale” e che addirittura educa dei figli comuni (o entrati nella famiglia da parte di uno dei due), si tratta dei cosiddetti concubini. Qui il riconoscimento dello status non è solamente intimo, ma anche l’entourage lo riconosce e lo accetta. Sempre però senza che sia stato certificato ufficialmente.

Il matrimonio in sé è quindi oggi una conferma giuridica, è lo Stato che riconosce e controfirma l’impegno dei coniugi alla vita comune, con svantaggi e vantaggi che questo comporta. La coppia oggi non è quindi più fondata sul matrimonio, anzi è vero il contrario. È il matrimonio ad essere basato sulla coppia, che sposandosi riceve vari vantaggi (e obblighi) grazie alla ufficialità che viene data a questa unione. Lo ripeto quindi: il matrimonio è un fatto giuridico, una mera regola legale.

Perché questo discorso è importante per discutere di adozione gay? Per un fatto semplicissimo: de facto le coppie gay “sposate” con figli da educare esistono già, esattamente così come esistono le coppie concubine eterosessuali con figli. E questo da ben prima che fosse creato l’istituto giuridico “unione domestica registrata”. Si pensi ad esempio una persona (donna o uomo) con un figlio avuto da una relazione precedente che sceglie di vivere una relazione “coniugale” omosessuale, andando così a creare una famiglia in cui il compagno o la compagna assume de facto il ruolo di genitore.

Questa cosiddetta “famiglia arcobaleno” ha le stesse caratteristiche di una eterosessuale – l’educazione di un figlio con tutte le difficoltà e le gioie che comporta, l’intensità della vita di coppia, la suddivisione dei compiti, eccetera – ma non è ancora riconosciuta tale dalla legge.

Negando l’adozione alle coppie omosessuali si mantiene quindi l’insopportabile situazione che dei due genitori quello de iure ha i diritti e i doveri “normali”, mentre l’altro, genitore nella vita ma non sulla carta, no. Le conseguenze sono importanti: non avrà la possibilità di acconsentire alle cure del figlio se si è ferito, di creare un rapporto ereditario, di rappresentarlo nei negozi giuridici ecc.

I contrari all’adozione gay sono d’accordo che una famiglia eterosessuale disastrata rimanga tale, sono addirittura d’accordo all’adozione da parte di un nuovo genitore che non ama il figliastro. Mentre sono purtroppo contrari al riconoscimento giuridico di una relazione d’amore già instaurata e funzionante. Rendono una vita sociale già piena di pregiudizi esterni ancora più difficile.640-692 certification
Fanno insomma un uso abusante dello strumento legislativo, aumentando il famoso gap fra legge e vivere sociale che tanto delegittima e lo Stato e l’azione politica in sé.

Filippo Contarini, giurista, Porza

Pubblicato su Ticinonline il 10.6.2011


Categoria: news, rassegna stampa
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2 risposte a “Vogliamo parlare di adozioni?”

  1. Marco ha detto:

    Un suggerimento: cerca di distinguere, se vuoi fare carriera politica, quello che ti suggerisce la formazione e cultura giuridica da quello che invece puoi e devi dire. Qui non ci guadagni nulla, anzi!

  2. rok ha detto:

    Per Marco, non ho capito bene, tu cosa suggerisci? di nascondere le proprie idee o di allinearle a quelle della maggioranza per accontentare il massimo di elettori?

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