Tribunale costituzionale? Che errore!
12 dicembre 2011 alle 0:23

Decisione diffi­cile da commenta­re quella presa martedì dal Con­siglio nazionale: ha eliminato l’ar­ticolo 190 della Costituzione. Dif­ficile perché tocca uno dei principi fondamentali del­la struttura giuridica elvetica, è inevi­tabile quindi dover approfondire la questione in modo tecnico.

L’art. 190 dice che «le leggi federali e il diritto internazionale sono determi­nanti per il Tribunale federale e per le altre autorità incaricate dell’applica­zione del diritto». Da qua si desume che la Svizzera (a differenza dell’Italia e della Germania, per esempio) non può avere un tribunale costituzionale perché quest’articolo non cita la Costi­tuzione come fonte determinante.

È la sinistra, purtroppo, che gli ha da­to il colpo finale, affermando che sen­za il tribunale costituzionale la nostra libertà è in pericolo.

La situazione giuridica attuale non è però così drammatica come la si dise­gna, anzi. Molti infatti sottovalutano (o non conoscono) il potenziale dell’ar­ticolo 122 della Legge sul Tribunale fe­derale. Leggendolo si scopre che se la Corte europea dei diritti dell’uomo di­chiara una sentenza svizzera contra­ria alla Convenzione europea dei di­ritti dell’uomo (CEDU) si può preten­derne una revisione. Questo vuol dire che il Tribunale federale, per non an­dare contro la prassi della Corte di Strasburgo, può applicarla direttamen­te anche contro una legge federale.

Lo ribadisco: il Tribunale federale può già analizzare la conformità delle leg­gi con le garanzie date dai diritti uma­ni sanciti nella CEDU e nella nostra Costituzione. Ma allora tutta questa enfasi per il tribunale costituzionale è ingiustificata. Anzi, è addirittura una fuga in avanti pericolosa e rischia di favorire la politica dei ricchi partiti po­pulisti, UDC in testa.

Mi spiego. Come si sa il nostro sistema di democrazia semi-diretta e la nostra Costituzione flessibile rendono molto simili i referendum e le votazioni costi­tuzionali. La differenza infatti sta solo nella necessità di avere la doppia mag­gioranza di cantoni e popolazione per le iniziative costituzionali. Una norma creata per difendere i piccoli Cantoni poco popolosi (e di solito conservato­ri). Ora, non mi sembra che la sinistra si stracci le vesti a difesa dei micro-can­toni, anzi è proprio chi è a sinistra che sostiene spesso che bisognerebbe guar­dare oltre gli steccati cantonali per te­mi come lavoro e solidarietà sociale.

A questo si deve aggiungere che a cau­sa della già citata flessibilità della no­stra Costituzione spesso la legittimità popolare di una legge è più alta di una norma costituzionale. Questo perché il dibattito pubblico può essere maggio­re. Oltre a questo limite va ricordato che il Tribunale federale grazie all’in­terpretazione conforme alla Costituzio­ne può attualizzare le leggi palesemen­te invecchiate e non più adatte alla re­altà giuridica attuale. Infine è giusto ri­badire un principio sacrosanto, ovve­ro che ogni legge deve sottostare a un controllo di costituzionalità prima di passare all’esame dell’Assemblea fede­rale (articolo 141 della Legge sul Par­lamento). Insomma, i parlamentari so­no consapevoli di ciò che decidono e se ne prendono la responsabilità politica.

Allora è meglio spostare l’attenzione su un punto diverso e osservare l’idea sba­gliata che ha il Parlamento del Tribu­nale federale. La conoscenza che ab­biamo oggi del diritto e della società ci permette infatti di affermare che il Tribunale federale non è solo un’auto­rità tecnica, anzi! I giudici federali (co­sì come un’eventuale Corte costituzio­nale) non possono che emanare sen­tenze politiche. Non in senso partitico, chiaramente, ma nel senso di influsso autoritativo sulla struttura sociale.

Questo è il punto che va messo al cen­tro della discussione e che mi fa essere scettico rispetto alla creazione del tri­bunale costituzionale. Il mio terrore è che il Tribunale federale, già oggi co­stantemente picconato dai partiti po­pulisti, UDC in testa, si trovi delegitti­mato nelle sue decisioni costituzionali (non riguardanti i diritti umani, quel­li già sono protetti oggi). E questo pro­prio a causa di un possibile grande so­stegno popolare (comprato a suon di quattrini?) dato in votazione alla leg­ge e manipolato poi contro i giudici.

Creando così un vulnus nel sistema giuridico e nel sistema Paese che diffi­cilmente si potrebbe ricucire.

Filippo Contarini, giurista

Pubblicato sul Corriere del Ticino del 9.12.2011


Categoria: news, rassegna stampa
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