Sicurezza giuridica e personalismi
23 febbraio 2011 alle 19:17

Parlando del tema della sicurezza è necessario distinguere tre ambiti: la sicurezza economica, quella fisica e quella giuridica. Tutte e tre riflettono il bisogno di ognuno di noi di prevedere cosa succederà nei contatti sociali. In particolare la sicurezza giuridica è quella che ci permette di aspettarci un trattamento equo da parte dell’autorità. L’attualità, purtrtoppo, ci ha fatto assistire a casi spiacevoli in cui questa sicurezza è stata messa in dubbio e si è dovuto ripetutamente intervenire per scongiurare sentenze palesemente arbitrarie compiute dall’autorità giudiziaria.

La Svizzera è un Paese particolare dal punto di vista giudiziario. Il sistema di nomina dei giudici non è di carattere meritocratico, ma politico. Una soluzione che ha dimostrato nei decenni la sua validità, anche grazie alle misure di garanzia che lo accompagnano: il giudice è eletto per un periodo molto lungo (10 anni) ed è prassi che un giudice che si ricandida venga comunque rieletto. Questo anche quando i rapporti di forza partitici in parlamento sono cambiati.

Un sistema solido quindi, che ha reso il potere giudiziario viepiù credibile e legittimato, al riparo delle critiche politiche. Quindi apparentemente un idillio per la summenzionata sicurezza giuridica.

Tutto questo ha però dei difetti che vanno evidenziati. Se infatti la procedura di elezione è (quasi sempre) trasparente, non è assolutamente chiaro secondo quali criteri i partiti scelgano i loro candidati. Ed altrettanto problematica è, secondo me, l’acriticità con cui il Parlamento si pone di fronte ad una rielezione, anche laddove l’operato del giudice si sia chiaramente contraddistinto da personalismo ed arbitrarietà.

Il sistema giudiziario si autolegittima grazie alla correttezza della sua procedura. Quando una sentenza viene annullata perché palesemente in contrasto con i fatti provati nell’inchiesta, l’opinione pubblica deve intervenire. Non si tratta più, infatti, di criticare il contenuto della sentenza (il giudice ha e deve avere spazio di manovra!), quanto piuttosto di un’analisi dei ruoli: la Costituzione stabilisce che il giudice è super partes e decide in modo imparziale; se egli fa completamente di testa sua non sta adempiendo alla sua funzione, si appropria di competenze che nessuno di noi gli ha dato.

Parlando di sicurezza (nella sua variante giuridica) è necessario quindi che si apra una discussione profonda sul delicato tema dell’apparato giudiziario. Non nel senso di voler scardinare un sistema che ha dato prova di grande efficienza e qualità. Né nel senso di incitare un con trollo sulle sentenze secondo ordini di scuderia politici (come invece purtroppo alcuni partiti stanno provando a fare a livello federale). Si tratta piuttosto di chiedersi se i partiti non debbano ripensare il modo in cui selezionano i propri candidati (esami interni, audit, elezioni interne se il candidato non è ancora un magistrato; analisi di casi cassati per arbitrarietà se vuole essere rieletto, eccetera). Solo così si può affrontare la problematica degli anticorpi di un sistema che inevitabilmente può essere toccato da fenomeni di personalismo giudiziario. Insomma, i partiti devono ripensare le conseguenze che toccano un giudice che decide di mettere sé stesso davanti alla legge e di sentenziare ripetutamente in modo arbitrario, in ambiti in cui il Consiglio della magistratura non può intervenire.

Ripeto, qui non si tratta di giudicare sentenze con cui non siamo d’accordo, poiché il ruolo del giudice è proprio quello di prender parte su due opinioni discordanti. Si tratta di affermare la consapevolezza che alcuni stanno sfruttando la propria posizione di «intoccabili» per giocare con il diritto. La sicurezza è un tema fondamentale. Essere coinvolti in abusi giudiziari può fare molto più male di un’aggressione o di una decurtazione salariale. Perché crolla la fiducia nel sistema giudiziario. E con ciò la fiducia nella società tutta.

F.C.

Pubblicato sul CdT del 232.2011


Categoria: news, rassegna stampa
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