Rickli e Mörgeli, quel sorrisino che non dovrebbe esserci
23 settembre 2012 alle 23:45

Devo dirlo con sincerità, sebbene un po’ me ne vergogni. Le vicende delle ultime due settimane di Natalie Rickli e di Christoph Mörgeli, nella loro umana disperazione, mi hanno provocato una leggera Schadenfreude. Non è nei loro diretti confronti che succede, loro li compatisco. È nei confronti del loro modo di essere politici, nei confronti del loro partito, nei confronti dell’immagine atroce

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che danno della Svizzera.

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Appare uno slancio di giustizia eterna: i due picconatori più esaltati del partito dell’ultra-destra sono stati pescati come un bambino con le mani nella marmellata. Lei si è autosospesa dall’attività politica perché in preda a un grave burn-out. Lui è stato mestamente licenziato in tronco dal suo posto pubblico con l’accusa d’aver trascurato per anni il museo di medicina dell’Uni di Zurigo.

Se fossero due altre persone comuni, o anche due politici di provincia, o anche due consiglieri nazionali “normali”, probabilmente la notizia non farebbe molto scalpore per nessuno dei due. Problemi di eccessivo carico di lavoro sono all’ordine del giorno nella nostra società post-moderna, così come tutti possono avere noie con il proprio principale ed essere licenziati per discordie sulla conduzione di una divisione dell’istituto. La Schadenfreude qua non è causata dal cosa.

Rickli e Mörgeli, i due hardliner, come dicono in Svizzera tedesca. Storico della medicina, ideologo del partito e opinionista del giornale xenofobo Weltwoche lui; manager nelle public relations, giovane arrampicatrice con il pallino dell’odio per gli stranieri lei. Entrambi sono grandi sostenitori del cosiddetto “law and order”, ovvero quella idea della polizia e della giustizia per cui se non vivi come dice l’UDC allora sei un criminale. Ma soprattutto entrambi fanno parte di quel partito che alla pagina 4 del programma quadriennale afferma con toni marziali che “l’UDC si batte per opere sociali sicure mediante la lotta contro gli abusi dei falsi invalidi e dei lazzaroni”.

Ebbene sì, anche l’UDC, il ricco partito che da qualche anno camminava a tre metri da terra, si ritrova ad avere due top shot dalla parte sbagliata della barricata. Lo sconvolgimento nei propri ranghi è totale, alcuni colleghi del partito han già fatto capire che i due sono di troppo. È troppo avere un collega accusato di essere uno statale fannullone ed una collega con una temporanea malattia psichica. Evidentemente sono troppo umani per un partito che fa della negazione della realtà e del qualunquismo più becero la propria carta da visita.

Ve lo giuro, sono giorni che ci provo, ma quel sorrisino compiaciuto che ho sul volto proprio non riesco a togliermelo.

Filippo Contarini, giurista

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