L’UDC, l’affaire Beyeler e i valori svizzeri
30 giugno 2011 alle 12:26

Gianfranco Soldati, nel suo scritto di martedì contro l’opinione del Prof. Bernasconi sull’ormai famoso affaire Beyeler, ha di nuovo mostrato come il suo partito si ponga su concetti quali democrazia, Stato di diritto e uguaglianza di tutti, anche dei potenti, di fronte alla legge. Insomma sui valori fondanti della Svizzera.

In particolare in un passaggio della sua lettera, quatto quatto, il presidente onorario dell’UDC Ticino rispolvera il reato di lesa maestà: la procura federale ha osato indagare su temi che toccavano il Grande Capo Christoph Blocher.
Soldati non è il primo politico di peso dell’UDC che dà un significato assolutamente fuori luogo alla mancata riconferma del procuratore federale Beyeler. Già Christoph Mörgeli, ideologo estremista del suo partito e grande braccio destro del tribuno Christoph Blocher, si è esposto in modo verbalmente violento ad «Arena», sulla televisione svizzera tedesca, venerdì scorso. Mörgeli partecipando al dibattito sull’affaire Beyeler ha affermato: «Il nuovo procuratore federale non deve azzardarsi a portare il caso Holenweger davanti al Tribunale Federale». Holenweger, vorrei qui ricordarlo, è uno stretto amico di Blocher ed è stato indagato e poi prosciolto in prima istanza per riciclaggio, corruzione ed amministrazione infedele. Uno dei motivi per cui Blocher non è stato riconfermato in Consiglio Federale è proprio l’essere rimasto invischiato in questo caso.

Cosa significa la gravissima affermazione di Mörgeli? Significa che c’è un politico che vorrebbe dettare l’agenda dei procuratori. Significa che il numero due del più grosso partito nazionale ha minacciato la procura federale (e con essa tutto il potere giudiziario e quindi tutti noi che, grazie alla procura, siamo protetti da pericolosi criminali internazionali) di intraprendere sanzioni politiche se questa non segue ciò che dice l’UDC.

Ovvero se non si smette di indagare su fatti che riguardano anche Blocher.
Direi che dal Ticino ci basta attraversare il confine a Chiasso per capire cosa succede quando un partito minaccia e discredita la magistratura e per capire a che conseguenze si arrivi quando il capo di un partito politico non vuole essere toccato dalla magistratura…!

Il parlamento così come elegge i procuratori li può anche non riconfermare. Il parlamento deve fare scelte ponderate, attente, fondate in questi casi più su motivi tecnici che motivi politici. Col procuratore Beyeler questo è successo (e qua infatti non mi trovo d’accordo con il Prof. Bernasconi). Ma non perché abbia toccato il Grande Capo Blocher, quanto piuttosto perché a causa di alcune altre scelte infelici aveva posto un alone di sfiducia generale su tutta l’attività della procura federale.

Che il parlamento si sia comportato con grande rispetto delle istituzioni democratiche svizzere è qui indubbio. Purtroppo è però anche indubbio che, dichiarando intoccabile il suo capo politico, l’UDC nazionale (seguita a ruota da quella ticinese) sta mostrando alla Svizzera intera la sua anima più illiberale, antidemocratica e pericolosa per tutti. L’unica domanda che rimane è quindi questa: cos’ha a che fare la politica UDC con i nostri valori svizzeri?

Filippo Contarini, giusta, Porza

Corriere del Ticino, 28.6.2011


Categoria: news, rassegna stampa
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