Io vado, ma voi continuate a dire la vostra!
19 dicembre 2012 alle 14:18

Tra un mesetto parto per Roma e ci starò per un po’. Vorrei quindi proporre un pensiero, che valga come un arrive­derci, a tutti i lettori che mi hanno segui­to e spronato in questi anni sul «Corriere del Ticino», dove ho potuto esprimere le mie opinioni politiche in libertà e sereni­tà. Esporsi pubblicamente sulla stampa non è facile. Ho cercato di convincere giovani e adulti a farlo, ma la polit ica, si sa, spesso è fatta più di silenzi che di pa­role. Chi parla divide, perché prende posizione, e in troppi han paura di per­dere il consenso. Eppure l’unico modo per cambiare qualcosa è parlare, ascol­tare, dialogare.

La politica è il luogo delle parole e solo con le parole si può scatenare un cam­biamento reale nella società. «Di’ qual­cosa di sinistra!» diceva Moretti guar­dando D’Alema al televisore. E allora ci ho provato, in particolare su due temi: il potere d’acquisto e i diritti civili.

Io, socialista non marxista (e quante le­gnate mi son preso per questo), ho sem­pre cercato di essere critico prima di tut­to su noi stessi, di capire quali siano le contraddizioni della società d’oggi, so­prattutto dello statalismo. Ma come fac­cio a non essere di sinistra quando sento che i 300 più ricchi della Svizzera hanno aumentato in un anno il loro patrimonio di 31 miliardi? Fate attenzione: 31 miliar­di sono quello che prenderebbero 12.000 persone lavorando per 40 anni a 5.000 franchi al mese; è rivoltante! E chi ha una piccola ditta di riscaldamenti? Chi gesti­sce un tennis? Chi fa il meccanico in un garage? Chi è impiegato comunale? Chi fa il formaggio nelle nostre valli? Di esempi ce ne sono tanti, sono tutti citta­dini di serie B? Il loro potere d’acquisto cala sempre più, la benzina è sempre più cara, la cassa malati anche. Non bisogna essere comunisti per capire che questo non va bene. Chi è già estremamente ricco deve essere frenato e gli altri devo­no avere di più in tasca. Questo è per me un principio morale intoccabile. Eppure appena si propone di cambiare qualco­sa, appena ad esempio si propone di mettere dei limiti alla fiscalità cantonale (così a Zugo la smetterebbero di farsi ricchi a spese nostre) oppure si propone una tassa sull’eredità dei supermilionari, c’è chiusura: «Gh’è scià ul Cuntarin del partito delle ta$$e». Ma stare zitti sareb­be un errore.

Come sarebbe un errore tacere su quello che avviene nel riconoscimento dei di­ritti civili, in particolare in materia reli­giosa e sessuale. Viviamo in un Ticino ancora troppo chiuso, ci sono pregiudizi antichi, c’è una piccola corazza di silen­zio che fa soffrire tanta gente. Penso in particolare a tutti quegli omosessuali che ancora devono nascondersi perché altrimenti vengono presi in giro. Gente buona e normale, che vuole vivere il pro­prio amore per l’altro o per l’altra in mo­do felice e naturale e che troppo spesso viene insultata gratuitamente. Ma penso anche a tutti quegli atei che vengono rimproverati quando non accettano che lo Stato gli imponga una religione (come quando mette i crocifissi nelle scuole o nelle aule dei Consigli comunali).

Questi sono solo alcuni esempi di temi che possono essere portati e su cui c’è tanto bisogno di discutere, con dedizio­ne e apertura. Chiaro, non è facile, anche perché di politici arroganti ce n’è a de­stra come a sinistra. Ma oggi, con questo mio momentaneo ultimo pensiero, cer­co di spronare voi lettori a mettervi in gioco. Scrivete, esprimetevi, dite cosa non vi va e dite cosa funziona. Fatelo sul CdT, fatelo su facebook, fatelo su twitter. Coinvolgete i giovani e discutete con lo­ro, ignorando gli arroganti ed evitando semplicismi e ipocrisie. Stiamo entran­do nella società della trasparenza, ognu­no di noi può dire quello che pensa e tutti possono saperlo. Sfruttiamo questa bellissima opportunità, chissà se ne avremo un’altra.

Filippo Contarini, Porza

Pubblicato sul CdT del 19.12.2012


Categoria: news, rassegna stampa
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Una replica a “Io vado, ma voi continuate a dire la vostra!”

  1. Luigi ha detto:

    Caro Filippo, non voglio entrare nelle singole questioni che esponi (e che per gran parte condivido, pur con qualche distinguo e disaccordo sulla questione del crocifisso). Però non riesco a trattenermi dal dire che è vero: stare zitti è un errore. Paolo Giuntella, giornalista “de Roma”, cattolico, scout, grande democratico che ha speso fino all’ultimo la sua vita contro l’ingiustizia e in favore dei più deboli, scriveva sul ’68: abbiamo pure sbagliato su molte cose, ma non si poteva stare dall’altra parte. Allo stesso modo, di fronte al divario tra ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri, si può anche sbagliare su molte cose, ma non si può stare dalla parte dei ricchi. Grazie quindi per quanto dici, ma soprattutto per il tono con cui lo dici: rispetto, apertura al dialogo e al confronto, volontà di condividere e costruire, per la giustizia e il bene comune.

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