Se l’Europa fa paura agli svizzeri
10 febbraio 2014 alle 14:30

19’516. Questo numero deve far riflettere molto attentamente. Equivale alla decisione di 9’758 cittadini elvetici di scrivere SÌ sulla scheda di voto sull’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa” invece che NO. Sono i voti che hanno fatto vincere l’iniziativa. Pochissimi, su un totale di quasi 3 milioni di votanti.

Potremmo dire, ed è stato detto, che in fondo è stato il Ticino a fare l’ago della bilancia con i suoi 44’067 voti di scarto fra il SÌ e il NO (68,2% di SÌ), ovvero 22’034 cittadini.

Eppure, a ben vedere, non è esattamente così. I risultati di altri cantoni, che hanno votato esattamente l’opposto rispetto al Ticino, compensano ampiamente il nostro risultato. Il canton Vaud (61,1% di NO, 52’937 voti di scarto), il canton Ginevra (60,9% di NO, 29’794 voti di scarto) o il canton Basilea Città (61% di NO, 14’066 voti di scarto). Se è vero che il Ticino ha vissuto un risultato unico per lo scarto tra favorevoli e contrari, la realtà è complessa e, come mostra una serie di grafici elaborati da un socialista vodese, sia le città, sia i cantoni con più residenti stranieri hanno votato NO all’iniziativa.

Quelle 9’758 persone che hanno scelto il SÌ sono da cercare nella sconfinata distesa di benessere che è l’Altipiano, che proietta la sua ansia di perdere identità, servizi, sovranità territoriale, che ha paura del rincaro, e che forse semplicemente non conosce il fenomeno dell’immigrazione e nel dubbio le vota contro.

Si faccia ben attenzione, è comunque sbagliato parlare semplicemente di “vittoria basata sulla paura” da parte dell’UDC e dei favorevoli all’iniziativa. O perlomeno: è sbagliato parlarne in questi termini rispetto all’evoluzione della campagna di voto nell’ultimo anno. Non stiamo a girarci intorno: un’iniziativa come questa non passa se non ci sono voci importanti del centro sinistra che la appoggiano. Mi nauseano quei commenti che parlano di facile populismo, di declino della ragione, di voto di pancia eccetera. Ci sono state personalità molto stimate nel Paese che hanno detto chiaro e tondo: “la politica di approccio alla libera circolazione fino ad oggi è stata debole, bisogna dare un segnale e votare SÌ”. Poco importa che si trattasse di un’iniziativa che lede i principi fondamentali del diritto d’asilo, il diritto delle persone a spostarsi, le opportunità economiche dell’industria e dei servizi ad alto valore aggiunto che rendono prosperosa la Svizzera.

D’altronde bisogna notare che anche i contrari all’iniziativa hanno fatto una campagna che da molti è stata definita “della paura”, non potendo far altro che constatare che un’accettazione dell’iniziativa avrebbe messo in ginocchio l’industria svizzera di esportazione, e quindi un numero colossale di posti di lavoro.

La paura è la mancanza di prospettive positive e di speranza. Entrambi gli schieramenti hanno giocato sull’idea che ci sarebbe stato un peggioramento delle condizioni di vita del popolo. Nessuno ha proposto un progetto positivo, tutti hanno delineato delle visioni catastrofali. Proprio di fronte a prospettive di questo tipo, e mi riallaccio a quanto scritto sopra, le “voci fuori dal coro” dei vari partiti (tutti, dalla destra economica alla sinistra rigida, passando dal centro) contano in maniera determinante. Persone di grande autorevolezza, che nell’incertezza possono modificare le intenzioni di voto di migliaia di persone.

Io ho vissuto in prima persona questi anni di campagna sull’iniziativa UDC e ho visto il cambiamento totale di approccio nei suoi confronti. All’inizio era vista da tutti come un’iniziativa settaria, basata su dati falsi e manipolati (era stato creato apposta un sito internet, ora inattivo: cequeludcvouscache.ch). Ne abbiamo discusso a Berna durante la campagna per il parlamento nazionale (secondo video). Poi la socialdemocrazia, nonostante un voto chiaro al congreso programmatico di Losanna, punzecchiata dalla sinistra rigida interna e esterna ha cominciato a rimettere fortemente in discussione l’Europa (e per questo chiesi un chiarimento a livello nazionale, ma a livello ticinese si rinunciò a lanciare il dibattito). Intanto la discussione sui frontalieri in Ticino deragliava, la Lega la usava come cavallo di battaglia, la sinistra si concentrava invece sul suo linguaggio e non sul suo messaggio. A ciò si aggiunge che il Ticino è stato completamente dimenticato da Berna nelle sue analisi economiche, regolarmente lacunose. Che fatica dover affrontare il tema sapendo di essere controcorrente sia visto da destra, sia visto da sinistra. La discussione sull’iniziativa UDC da noi cambiava completamente volto, nessuno ha più parlato di xenofobia, di diritto d’asilo, di immigrazione. In Ticino si è parlato solo e unicamente di frontalieri “che rubano posti di lavoro ai ticinesi”. Alla fine ho dovuto giocare anche io la carta del disastro economico, altre strategie fattibili a sinistra non erano previste. Che altro dire?

Noto una cosa: negli ultimi dieci anni la destra xenofoba e moralista continua a vincere un’iniziativa popolare sì e l’altra anche e notiamo che la sinistra si ritrova regolarmente a regalarle voti. Talvolta appoggiandone apertamente le proposte (ad esempio l’inguardabile iniziativa Minder, un appoggio che le si è rigirato contro nel momento in cui Minder ha appoggiato pubblicamente l’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”), talvolta semplicemente non facendo quasi nulla  per far capire agli elettori da che parte stava (ci sono molti modi per farlo, ad esempio rifiutando di discutere del problema per paura di divisioni, o usando dei distinguo incomprensibili del tipo no-all’Europa-ma-no-anche-a-questa-iniziativa, o rinunciando platealmente a fare campagne di voto, dando poi alla fine la colpa agli altri che non si sono impegnati abbastanza).

È chiaro: in Svizzera la maggioranza borghese, in particolare i liberali, è saldamente al potere e non ha mosso un dito in una decade per garantire i diritti ai cittadini. Il suo atteggiamento tipico da Giano bifronte le permette di far finta di essere a favore del popolo e comunque lasciare carta bianca ai grandi potentati. Le misure di accompagnamento alla libera circolazione non si son viste, anzi la destra ha speculato riducendo le garanzie lavorative. Hanno giocato con il fuoco pensando che la sinistra non sarebbe mai andata a infarcire di voti le proposte della destra xenofoba. Ed ecco il risultato: lavoratori incazzati che hanno voluto dare un segnale, votando SÌ a un’iniziativa falsa e xenofoba.

Diciamolo quindi chiaramente: i liberali non hanno più nessuna credibilità di governo, né strategica, né di responsabilità. Mentre i loro membri del governo nascondono i soldi al fisco facendo capire a tutti che la loro morale corre raso-suolo, il loro braccio armato economiesuisse ormai non ha più niente da dire se non slogan liberisti triti e ritriti. Buttano i soldi dalla finestra, danneggiando nel contempo tutto il Paese.

Ma anche la sinistra si rivela incapace di creare una strategia pluriennale chiara che eviti dispersione di voti nei momenti importanti (perché, ricordiamolo, la parola d’ordine non rispettata di tutti i partiti di sinistra, sia socialdemocratici, sia massimalisti, in questa tornata elettorale era NO all’iniziativa UDC). Una confusione terribile che non è stata accompagnata da delle alternative progettuali forti e credibili. Si va avanti a spanne.

Ora cosa succederà? Nessuno lo sa per davvero, bisogna capire come l’Europa, ovvero i governi delle centinaia di milioni di persone che vivono attorno a noi, vorrà reagire. Negoziare ora con l’EU sarà terribile, la nostra posizione debolissima. Dovremo evitare che la “clausola ghigliottina” scatti tagliandoci fuori da tutta l’economia che conta. Loro potranno giocare la carta del “o tutto o niente”. Noi, costretti a evitare l’isolamento, dovremo concedere nuove ampie porzioni di sovranità.

Abbiamo cercato di spiegarlo, evidentemente non ci siamo riusciti.

F.C. 10.2.2014

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Una replica a “Se l’Europa fa paura agli svizzeri”

  1. Momi ha detto:

    Caro Filippo,condivido la tua analisi , a PSS manca una visione strategica chiara e soprattutto in Ticino abbiamo una visione “sindacalistica” molto limitata non vedo la luce .
    a presto
    Momi

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