Assessori giurati, retorica ingannevole
23 novembre 2010 alle 12:00

La retorica è l’arte del persuadere. Nella politica può essere un’arma pericolosa, perché il rischio di mascherare la verità è molto alto. In particolare questo succede quando chi trasmette il messaggio conosce meglio la situazione dei fatti rispetto a chi ascolta. Usando parole convincenti può infatti meglio nascondere fatti in realtà rilevanti per l’ascoltatore.

Parliamo di come questo fenomeno retorico sia stato usato nella campagna per la prossima votazione sugli assessori giurati. Il principale slogan usato da chi li vuole eliminare è questo: “oggi i reati penali finanziari sono diventati sempre più complicati, i non giuristi non sono in grado di comprenderli”.

Questa frase retorica suggerisce che oggigiorno, per decidere in un processo come siano andati veramente i fatti e per stabilire se ci sia la colpa dell’imputato, è necessario possedere delle conoscenze giuridiche. Senza queste sarebbe quindi  impossibile comprendere perché il procuratore chiede di condannare qualcuno.

Ma è proprio vero che un non giurista non è in grado di capire un reato finanziario? Prendiamo ad esempio la truffa: per il Codice Penale è punibile per truffa chi spinge una persona a farsi dare dei soldi ingannandola in modo astuto. Ora immaginiamo un caso pratico particolarmente complicato, dove ci sono varie società formate come scatole cinesi, che girano fra diversi Stati come Lussemburgo, Panama, Italia e Svizzera, e che, non bastando, i partecipanti a questa truffa colossale sono una decina di persone. Certo, i fatti sono complessi, bisogna ricostruire in modo minuzioso chi faceva cosa, chi ha parlato con chi, chi decideva e quindi alla fine chi è colpevole.

Innanzitutto il procuratore cerca, aiutato da economisti, giuristi, traduttori e poliziotti, di capire cosa sia successo. Dopodiché redige un atto d’accusa preciso e strutturato, dove vengono indicati i documenti necessari a fornire le prove. Tutto ciò è poi vagliato anche dall’avvocato della parte civile e dagli avvocati degli imputati, anche’essi giuristi esperti e aiutati da valide persone.

Il ruolo dei giudici e dei giurati non può quindi essere quello di un secondo procuratore, che si trova per la prima volta davanti a un rompicapo da ordinare. Non devono scovare migliaia di documenti e capire se siano tutti rilevanti! Devono piuttosto capire se il procuratore abbia effettivamente ricostruito i fatti in modo corretto, se le conclusioni che ha tratto siano giustificate. Poi devono decidere se le controprove e le argomentazioni portate dai difensori smontino il castello accusatorio. L’atto d’accusa può essere sì un documento lungo ed intenso, ma comunque sono pagine chiare, che riordinano i fatti. Sarà tutto schematizzato: gli imputati indicati con ordine, i passaggi saranno riassunti su una linea del tempo, dove necessario ci saranno disegni per spiegare le relazioni fra le persone e le varie società.

Ora ci chiediamo: è vero che solamente un giurista è in grado di capire, leggendo le conclusioni del procuratore e la risposta del difensore, se una persona ne ha ingannata un’altra? E solamente un giurista è in grado di decidere se l’ha fatto in modo astuto oppure banale? Penso di no. Penso che tutti noi siamo in grado di deciderlo, perché noi tutti abbiamo un’idea di cosa sia una bugia e quando essa sia astuta oppure banale. Ma soprattutto tutti noi siamo in grado di capire se il procuratore ha lavorato bene, se la sua accusa regge oppure se è pretestuosa.

La retorica che fa vedere l’assessore giurato come un cretino è purtroppo una retorica populista. E dispiace che venga esercitata proprio da quelle persone che il populismo lo condannano ogni giorno.

Filippo Contarini, Giurista e studente universitario, Porza.
Corriere del Ticino, 23 novembre 2010


Categoria: rassegna stampa
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